HomeNotizie“Lavoro e serietà”, editoriale del presidente dell’Onb D’Anna

“Lavoro e serietà”, editoriale del presidente dell’Onb D’Anna

Ogni giorno ha la sua pena, recita un noto aforisma che è fonte di esperienza vissuta. Un pensiero filosofico a buon mercato, secondo il quale la vita è un brutto quarto d’ora, con momenti squisiti. Gli esistenzialisti come Jean Paul Sartre, amavano affermare che la morte, intesa come quiete dell’essere, si sconta vivendo. Quindi la vita ci riserverà l’obbligo di profondere comunque impegno e lavoro, anche sotto gli occhi di gente che utilizza sempre un’avara misura per valutare quel che hai compiuto. Tuttavia, non manca il rovescio della medaglia: quello che ci informa che esiste un ancor più vasto stuolo di persone disposte a dare merito alla tua opera e ti offrono finanche una mano per poterla compiere. Se queste riflessioni sono rispondenti al vero, la vita stessa consiglia di non curarsi più dei critici impenitenti e dare ascolto ed opportunità a quelli che vogliono aiutarti a costruire il futuro. Ho più volte ripetuto di ritenere la critica come lamentela del compiangersi e del commiserarsi, un esercizio fine a se stesso, null’altro che una perdita di tempo.

Occorre invece accogliere la critica avveduta, quella che indica l’insufficienza ed al tempo stesso il rimedio, uno stimolo a fare meglio. I Biologi, nei momenti più difficili della loro vita professionale, in presenza di ulteriori contingenti difficoltà (sia legate alla crisi economica, sia a quella innescata dalla pandemia da Sars-CoV-2, hanno l’abitudine di protestare senza criticare. Affermazioni apodittiche e spesso prive di conoscenza del problema, visto dalla prospettiva ristretta ed ansiosa del proprio tornaconto, sono il pane quotidiano che taluni ci offrono in questi frangenti. Nulla li distoglie se non una risposta che li conforti e li assecondi, indipendentemente dalla causa trattata. Uno stereotipo, un antico pregiudizio, una pretesa di aiuto a prescindere, che muove dalla considerazione che l’Ordine debba diventare una sorta di surrogato dell’ufficio di collocamento per risolvere questioni legate alla “disoccupazione”, se non proprio un ente assistenziale. Nulla di più erroneo!

La deformazione di pensare il proprio Ordine professionale in una veste che non solo non ha mai avuto ma che, a ben vedere, neppure gli compete, matura anche all’ombra di un pervicace ed ostinato rifiuto di informarsi, di utilizzare il sito istituzionale, gli organi d’informazione interna, gli uffici dell’Onb e la stessa presidenza sulle questioni da porre.

È da questa “ignoranza” di base, questa abitudine, che discende la consuetudine a generalizzare ed a sparare nel mucchio. Certamente il continuo sforzo ad incrementare e migliorare le vie di interazione tra ente ed amministrati, è servita a stabilire contatti e reciproca attenzione con gli iscritti. E se oltre trentamila tra loro oggi usano l’area riservata del servizio “My Onb” un motivo, un lavoro di base, ci sarà stato sicuramente, non trovate?

In due anni siamo riusciti ad individuare, localizzare precisamente, nonché dotare di Pec, una stragrande maggioranza degli iscritti, eliminando, in tal modo, le paurose sacche di indeterminatezza e di incomunicabilità. Attenzione, però, ad interpetrare e classificare questo lavoro duro ed oscuro, come un semplice aspetto burocratico ed amministrativo.

Lo scopo di tali evidenze sono, infatti, il risultato di una volontà politica del nuovo Consiglio dell’Ordine, di ristabilire contatti e rapporti certi ed assidui con i membri della grande famiglia dei Biologi Italiani. Una forma di rispetto reciproco, se vogliamo, che è l’unica sulla quale sia possibile tessere il dialogo e la reciproca conoscenza. Non è un caso che abbiamo incrementato del 7 per cento le iscrizioni, nonostante si sia stati costretti ad aumentare la quota d’iscrizione annuale sulla scorta delle sopraggiunte necessità di legge legate alla realizzazione del decentramento e della veste di autonomia degli ordini regionali. In queste ore di lockdown, di chiusure, zone rosse e divieti, alcuni colleghi hanno chiesto (taluni preteso) di non essere assoggettati al versamento della quota associativa per “intervenuto stato di necessità”. Altri ancora hanno polemizzato, a distanza, sui siti e sui social che ospitano le loro espressioni polemiche, approssimative ed autoreferenziali, sulla tempistica di un fantomatico anticipato invio del modulo di pagamento MAV. Tutto questo senza peraltro considerare che era stato anticipato l’invio sì, ma certo non il termine per il pagamento della quota che tale rimane!! Colleghi che forse neanche sanno (o fingono di non saperlo) che il MAV, invio o non invio, lo si può comunque scaricare dall’Area riservata di ciascun iscritto. Una sciatta polemica, insomma, sulla mala interpretazione di una comunicazione ricevuta! Ecco con chi abbiamo a che fare! Credo che l’esempio sia lampante in tal senso. Ma forse questo è anche il segno dei tempi che stiamo vivendo. Un segno abituale per i più giovani colleghi iscritti, che stentano a rapportarsi con le istituzioni senza un discrimine di cautela comportamentale e di moderazione. In uno di questi post un commento violento e minaccioso, anticipava addirittura l’intenzione di inviate all’ONB una…”busta di proiettili” come pagamento della quota associativa. Altri addirittura invitavano alla cancellazione perché “chi fa ricerca non ha che farsene dell’Ordine”.

Un altro, ancora, ci definiva “inetti e massoni”. Insomma, offese insensate ed immotivate, spuntate come funghi. Se questa è la qualità culturale e civile di quelli che si fregiano del titolo di “Biologo”, il problema è appunto ripensare le modalità ed i titoli per l’accesso all’ONB inasprendo, se occorre, la selezione per i richiedenti l’iscrizione. Perché, sì, evidentemente sono state aperte molte ed inutili finestre che hanno consentito accessi inadeguati sotto molti profili. Mentre la categoria, nel suo insieme, realizza una rivoluzione copernicana auspice l’ingresso nelle professioni sanitarie, il livello generale degli iscritti rischia di abbassarsi. Questi stessi iscritti saranno giudicati severamente, sia nei termini statutari, sia in sede penale, per mantenere alto il valore del Codice Deontologico e comportamentale dentro e fuori le sedi istituzionali. L’Ordine è un’opportunità oltre che un obbligo di legge, basato sul civile e libero patto tra professionisti. Non può finire in pasto agli scalmanati!! Eppure il Consiglio dell’Ordine, in tema di quote per l’anno scorso, ha concesso, oltre allo sconto del 50 per cento per i neo iscritti del 2020, anche il differimento, non oneroso, del pagamento della quota d’iscrizione al 30 giugno del corrente anno. Parimenti lo stesso Consiglio ha deliberato che i neo iscritti nel 2020, e solo questi, vengano esentati dal pagamento della quota per l’anno 2021. Non è poco l’ammontare del mancato introito in un Ente che vive solo dell’incasso della quota associativa e che ha deciso di istituire servizi, corsi, webinar formativi, informazione, convenzioni e consulenze di ogni genere completamente in termini gratuiti. Se queste elementari evidenze vengono ignorate facendo scattare immotivate critiche, peraltro diffuse tramite strumenti pubblici come i social, per il solo gusto di atteggiarsi e distinguersi e, nel contempo, dileggiare gli altri, bisogna stringere i ranghi ed alzare il livello dei comportamenti. In fondo l’Ordine, lo ricordiamo ai più distratti, è un ente pubblico che, sia la Presidenza, sia l’intero Consiglio, stanno conformemente amministrando. L’ostensione agli iscritti degli atti deliberativi, approvati ed assunti, rappresenta il portato morale ed amministrativo della dirigenza che ora amministra il palazzo di via Icilio. Il rispetto di tutte le procedure ad evidenza pubblica, regolamenti per ciascuna categoria, l’adozione del codice Anac, sono elementi distintivi e trasparenti che reclamano comportamenti analoghi di serietà da parte dei colleghi rappresentati. Insomma, fuor di metafora: autorevolezza, decoro ed immagine rappresentano un patrimonio che deve essere potenziato sempre. Non si deve consentire a nessuno stravagante di metterlo in discussione. E poi, lasciatemelo dire. La professione sanitaria della quale hanno beneficiato i nutrizionisti, ora del tutto parificati agli specialisti ambulatoriali, sembra non sia stata ancora del tutto considerata, o meglio, compresa dai diretti interessati. Eppure senza questa fondamentale conquista, i loro ambulatori sarebbero rimasti chiusi nelle regioni dichiarate “zone rosse”, proprio come accaduto per centri estetici e negozi al dettaglio, in quanto, appunto, ritenuti “attività non sanitaria”. Possibile che un concetto così elementare sia sfuggito? Il paradosso è che proprio da molti nutrizionisti (molti ma non tutti, ovviamente) siano giunte le critiche e gli attacchi più scomposti e senza cognizioni di causa, nei confronti dell’Onb. Un modo di agire, il loro, che è apparso frutto della disinformazione e dell’erronea pretesa che l’Ordine professionale possa e debba fornire servizi di tutoraggio anche di tipo individuale, a chicchessia!

Che dire? Siamo all’assurdo. Tuttavia – costa non poco doverlo ammetterlo – qualora questo andazzo dovesse perdurare, vorrà dire che occorrerà inevitabilmente guardarsi attorno per valutare, se sia il caso o meno, di dividere le strade tra Biologi e Nutrizionisti, un po’ sull’esempio di quanto è accaduto all’interno dell’Ordine dei Medici dove pure, in questi mesi, si sta affacciando l’ipotesi della separazione tra Medici ed Odontoiatri. Sì, cari colleghi. Potrebbe essere questa la soluzione da adottare qualora i nutrizionisti volessero insistere in questo sconsiderato “muro contro muro”, eleggendosi un alter ego all’Onb per il tramite, magari, dell’Enpab! Ci accingiamo a chiudere un anno di traversie e di difficoltà e tuttavia abbiamo egregiamente garantito un Ordine funzionante in tutti i propri compiti e servizi. Non è roba da poco di questi tempi. Il prossimo anno, emergenza Covid a parte, sarà foriero di alcune novità importanti per la vita dei Biologi e dell’Ordine Nazionale stesso, che si accingere a chiudere i battenti per trasformarsi in Federazione Nazionale degli Ordini Regionali dei Biologi. L’autonomia territoriale sarà determinante per la nostra categoria, ma la funzione di coordinamento e quella delle attività politico legislative della Federazione Nazionale saranno decisive. I Biologi hanno necessità di norme di legge dedicate per sopperire all’oblio ed alla marginalità nei posti che contano. Leggi, norme per cambiare ed implementare il riconoscimento delle loro speciali e molteplici competenze, ampliando la gamma degli accessi al lavoro come professionisti sanitari e non solo. Molte cose sono in procinto di vedere la luce e le divulgheremo a tempo opportuno: modalità e titoli di accesso all’ONB, esame di Stato tripartito, possibilità d’iscrizioni automatiche per tutti i ricercatori pubblici, privati ed equiparati. Novità del genere segneranno la fine di un’altra lunga travagliata storia. E ancora: le borse di studio per gli specializzandi Biologi e l’ampliamento delle stesse specializzazioni, soprattutto in ambiti specifici di lavoro per la categoria, la modifica e la razionalizzazione di nuovi corsi di laurea per Biologi, sono parte di un programma di fine mandato che il Consiglio dell’Ordine adotterà di qui a breve.

Questo il nostro dichiarato e già noto modo di essere aperti a critiche e suggerimenti ma giammai nella disponibilità spregiativa di qualcuno.

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