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Sanità, budget già esaurito centri in rivolta. Tetti sforati per il sesto anno di seguito. «Nuovi fondi o presto esami a pagamento»

Molti centri hanno già esaurito il budget a disposizione e per gli altri è solo questione di tempo. Un mese, forse meno. Poi per radiografie, tac, analisi di laboratorio, visite specialistiche e prestazioni diabetologiche bisognerà pagare. 

È sempre la stessa storia, che si ripete puntualmente ogni anno. Solo che stavolta i tetti di spesa fissati dalla Regione verranno raggiunti prima del solito (nel 2013, infatti, i fondi furono esauriti tra ottobre e novembre). Anzi, alcuni centri privati hanno subito lanciato l’allarme, ma potranno tirare avanti ancora un po’ grazie a fondi extrabudget che deriveranno dal rimborso delle prestazioni ai cittadini provenienti da altre regioni. Un tesoretto che per tutta la Campania ammonta a 7-8 milioni, di cui 3 destinati a Napoli e provincia. Sarà, tuttavia, solo un provvedimento tampone. Perché tra qualche settimana il problema si riproporrà e a quel punto le strutture private non potranno fare altro che chiedere ai cittadini di pagare di tasca propria gli esami.

È scattato, dunque, il pressing sulla Regione da parte delle associazioni di categoria, che chiedo no al govematore-commissario Stefano Caldoro di destinare alle strutture convenzionate una quota dei finanziamenti aggiuntivi ottenuti con la rimodulazione dei criteri di riparto del fondo sanitario nazionale. Appello, questo, contenuto in una lettera che Bruno Accarino, responsabile regionale del Sindacato nazionale radiologi, ha inviato a Palazzo Santa Lucia: «L’incremento del fondo consentirebbe di evitare l’inutile ed indiscriminato ricorso alla cassa integrazione per i nostri dipendenti, di tutelare i livelli occupazionali e di fornire assistenza ai cittadini fino al 31 dicembre – spiega.

In caso contrario i cittadini campani, già vessati da ticket e tasse tra le più alte d’Italia, si vedranno costretti, per il sesto anno consecutivo, a pagare di tasca propria le prestazioni, oppure a sopportare lunghe ed estenuanti attese presso le strutture pubbliche che sono già oberate da massacranti richieste di pronto soccorso e di ricovero, o ancora a subire la diaspora verso altre regioni limitrofe». In questa battaglia i radiologi sollecitano anche l’intervento dei sindacati confederali: «Cgil, Cisl e Uil non possono restare a guardare perché qui, oltre all’assistenza sanitaria, è m gioco pure il futuro di molti lavoratori», avverte Accarino. Dello stesso avviso Vincenzo D’Anna Pietro Napolitano, rispettivamente presidente e dirigente nazionale di Federlab: «Uno degli effetti di questa situazione è proprio l’incremento della mobilità passiva, che pure pesa notevolmente sulle casse regionali».

E allora l’unica soluzione, è il ragionamento degli operatori sanitari, è incrementare il budget iniziale previsto dalla giunta Caldoro: «A conti fatti – sottolineano – per tutte le prestazioni servirebbero circa 50 milioni in più», di cui la metà per laboratori e radiologia. Al momento, però, la strada seguita dagli esperti di Palazzo Santa Lucia è un’altra: nel decreto 91 dell’I 1 agosto, in pratica, l’ente ha stabilito, per le aziende sanitarie ed ospedaliere, un finanziamento aggiuntivo rispetto all’anno scorso pari a 283 milioni e 271mila euro. «Queste risorse – aggiunge Napolitano – sono state recuperate grazie all’incremento del fondo sanitario nazionale e serviranno, di fatto, anche a coprire i debiti accumulati nei vecchi bilanci. Una decisione legittima, ma sarebbe opportuno sostenere al tempo stesso i centri privati per evitare di dover chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini. Ci auguriamo, insomma, che nelle prossime ore arrivino risposte concrete e utili ad arginare quella che potrebbe essere l’ennesima batosta per chi abita in questa regione».

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