Tamponi: via libera ai privati. La battaglia di Federlab nel dietrofront della Regione

21 Aprile 2020 Off Di N1COL4

Chi lo ha detto che i “tamponi” non s’avevano da fare? Palazzo Santa Lucia, alla fine, ha fatto dietrofront spalancando le porte anche ai laboratori privati accreditati della Campania. Il che, tradotto in soldoni, significa una sola cosa: la battaglia di Federlab ha dato i propri frutti. Dopo due settimane di confronto, anche duro e serrato, la Regione ha dunque capito che ciò che chiedeva la nostra associazione era semplicemente di “poter dare una mano” nella difficile battaglia contro il Covid-19, nell’esclusivo interesse dei cittadini, lasciati in balia di se stessi in uno dei momenti più delicati vissuti dalla Nazione, dal dopoguerra ai giorni nostri. Ne è riprova il recentissimo bando Soresa (scaduto ieri, lunedì 20 aprile) emesso dalla società regionale per coinvolgere anche i privati nell’esecuzione dei tamponi, con la revisione “al ribasso” dei principali requisiti richiesti. Un atto che certifica la bontà del nostro impegno per la tutela della categoria. Ed al quale Federlab ha risposto “presente”, con lo schieramento di un’associazionme temporanea di imprese (Ati) che ha visto scendere in campo, l’una accanto all’altra, undici strutture aderenti alla nostra federazione: laboratori che hanno dunque partecipato alla gara varata dalla Soresa per i tamponi. Una forza d’urto capace di realizzare 1.000 test al giorno. Ma anche un prototipo di quello che, come associazione di categoria, intendiamo portare avanti per il prossimo futuro anche per quanto concerne l’acquisto dei materiali (pensiamo ai reagenti) perché, si sa, l’unione fa la forza.

Il tutto per dare un senso diverso a quella che è la vita della nostra associazione, elaborando un livello di aggregazione “superiore” così da poter avere, sul territorio, più unità di intenti e comportamenti virtuosi, capaci di fare scuola, creando vantaggi per la società ma anche un modello da imitare. Ma ora proviamo a fare chiarezza e riannodiamo il nastro del racconto.

Risale ai primi giorni di marzo, subito dopo, cioè, le misure urgenti varate dal governo per il contenimento del contagio, con il conseguente lockdown “imposto” al Paese, il nostro primo annuncio sulla totale disponibilità da parte dei centri e delle strutture ambulatoriali private nostre associate, a supportare in ogni modo la popolazione impossibilitata a rivolgersi agli ospedali pubblici o alle case di cura private (nel frattempo “convertite” a supportare l’emergenza Covid) per l’erogazione di tutte quelle prestazioni sanitarie di cui pure, in quel momento (ma anche ora), si avvertiva l’estremo bisogno.

Immediatamente a ruota, eccoci nuovamente entrare in azione, ancora una volta a difesa del diritto alla salute da parte dei cittadini, con la nostra denuncia sui “test patacca”. “Nella nostra regione – ricordavamo a fine marzo al governatore De Luca – ci sono almeno 40 laboratori altamente qualificati in grado di eseguire le prestazioni di biologia molecolare per le quali sono stati autorizzati ed accreditati”. E possono farlo, rimarcavamo agguerriti, “ad un livello professionale non inferiore a quello degli ospedali che, in fretta e furia, palazzo Santa Lucia ha ribattezzato laboratori di riferimento”.

Tra l’altro, era sempre il nostro “j’accuse”: “la Regione ha pensato bene di farsi rifilare un ‘pacco’ da un milione di cosiddetti test rapidi che non sono stati mai validati dal ministero della Sanità e dunque sono inaffidabili da un punto di vista diagnostico”. “Invece di spendere inutilmente tutti questi soldi – era stato il nostro appello – la Regione bene avrebbe fatto ad accettare il nostro contributo. Così, gli stentati 800 tamponi che la costellazione ospedaliera riesce a processare ogni giorno, sarebbero addirittura triplicati”. Chiara la linea di Federlab: i laboratori privati accreditati campani chiedevano solo di poter fare la propria parte dal momento che erano (e sono) in grado di eseguire almeno altri 2mila test al giorno. E questo senza nulla pretendere in cambio. A patto che la Regione si fosse fatta carico di acquistare e distribuire i reagenti.

Come aveva replicato palazzo Santa Lucia alla mano che Federlab (e le altre associazioni di categoria che con noi avevano sposato la stessa battaglia) le aveva tesa? Semplice: facendo spallucce e girandosi dall’altra parte. Ed anzi respingendo al mittente l’aiuto offerto dalla rete dei laboratori privati.

Trascorrevano pochi giorni ed eccoci nuovamente in trincea, lo scorso 2 aprile, con un’altra nota stampa con la quale tornavamo a comunicare all’ente campano che anche a casa nostra c’erano laboratori in grado di effettuare i test sugli anticorpi per il nuovo Coronavirus, così da supportare quelli che eventualmente sarebbero stati eseguiti nelle strutture pubbliche.

La replica di Palazzo Santa Lucia? Una finta apertura con un…bando “lampo” di Soresa i cui termini ristrettissimi (emesso la sera precedente, il bando sarebbe scaduto alle 12 del giorno successivo) entro i quali presentare l’istanza di partecipazione, avrebbero, di fatto, tagliato fuori la maggior parte delle strutture accreditate. Anche quelle più grandi e meglio specializzate. Insomma: un nuovo altolà con tanto di beffa acclusa, perché almeno sulla carta, quel bando sembrava “aprire” ai privati.

A quel punto, stufi di questo insolito “andirivieni”, a prescindere dai “niet” della Regione, decidevamo di forzare la mano annunciando che dal 4 aprile i laboratori di analisi cliniche campani autorizzati dal SSN e facenti parte dei cosiddetti settori A1 o A2 (vale a dire quelli che sono capaci di offrire prestazioni di immunoenzimatica) avrebbero effettuato, nei loro ambulatori, i cosiddetti test di chemiluminescenza.

La notizia del clamoroso “braccio di ferro” con il Palazzo veniva ripresa da tutti i principali organi di stampa, campani e nazionali, mentre nel frattempo il quotidiano “Repubblica” dava notizia di una probabile inchiesta della magistratura mirata a fare luce su quello strano bando della Soresa fatto in maniera pasticciata, così, in fretta e furia.

Apriti cielo! Nemmeno 24 ore di tempo ed ecco che Palazzo Santa Lucia correva ai ripari scegliendo di adottare le maniere forti. I laboratori vogliono fare i test? Non se ne parla proprio!! Devono aspettare, il Ministero sta procedendo con un piano di verifica. Bisogna attendere, pazientare… Insomma: un nuovo stop imposto ai nostri laboratori che quei test proprio non dovevano fare.

Federlab non ha mollato. Nossignore, è tornata ad affilare le armi, movimentando nuovamente la rete e tornando ad insistere con la Regione, fino a chiamare in causa anche il ministro Speranza. Perché davvero non si capiva come mai quelle analisi sierologiche, normalmente affidate ai privati in regioni come Lazio, Sicilia, Veneto e Lombardia, solo in Campania costituissero un problema insormontabile.

Morale della favola, abbiamo protestato nuovamente. Abbiamo puntato i piedi, alzato la voce e chiesto l’intervento chiarificatore dell’esponente del governo perché, semplicemente, fosse concesso anche a noi campani quello che nel frattempo veniva concesso a cittadini ed operatori sanitari di altre regioni. Una protesta forte, la nostra. Ripresa anche questa volta dai principali organi d’informazione, con servizi al fulmicotone sui giornali, citazioni nei tg ed interviste. Tanti sforzi, alla fine, hanno dato i loro frutti.

Palazzo Santa Lucia ha capito. Ha riconsiderato la mano che gli veniva tesa dal mondo dei laboratori privati. E, dopo quasi due settimane di passione, con i privati accreditati pronti e decisi a far valere non solo i propri diritti, ma anche e soprattutto quelli sacrosanti dei cittadini, sanciti dalla Costituzione alla voce “Salute”, ecco arrivare il “dietrofront” con il coinvolgimento diretto dei privati nell’esecuzione dei tamponi attraverso il nuovo bando Soresa finalizzato all’individuazione di laboratori/consorzi per l’analisi dei test oro-faringei (nell’ambito della gestione dell’emergenza legata al Covid-19). Un avviso d’indagine di mercato che ha viste praticamente accolte tutte le richieste avanzate da Federlab. Dai tempi più larghi (cinque giorni, fino al 20 aprile) contro le striminzite 16 ore di quello precedente, al sensibile ribasso della quota giornaliera di test richiesti (passata dalle iniziali 500 all’attuale 200).

Federlab dunque, può cantare vittoria. Ma più che noi, chi canta vittoria sono i cittadini. Perché, lo ribadiamo, l’apertura della Regione è solo un voler accogliere quello che abbiamo sempre chiesto fin dal primo giorno della nostra battaglia: concederci di poter fare la nostra parte, in un momento così difficile per la vita del Paese, unicamente ed esclusivamente al servizio del cittadino.